Dopo quello che abbiamo vissuto ieri pomeriggio 6 marzo davanti la Sapienza – la polizia in assetto antisommossa che carica, senza ragione e senza proporzione, alcuni studenti riunitisi per contestare la presentazione di un libro nella loro università – è difficile prendere la parola. Ma credo vadano poste chiaramente, all’università e alla città di Pisa, alcune domande non più rimandabili.
Da quando la modalità normale di gestire una manifestazione annunciata di dissenso verso un’iniziativa pubblica, è quella di blindare l’università e di caricare i manifestanti che, occorre ribadirlo, non ostruivano affatto l’accesso alla Sapienza ma al massimo il passaggio ai veicoli? Forse da quando, a novembre scorso, la polizia è stata chiamata a blindare il Palazzo del Rettorato dove si stava approvando il bilancio dell’università? Forse da quando, in quella occasione, un rappresentante degli studenti che chiedeva il rinvio della discussione per chiarire alcuni punti controversi, è stato allontanato di peso dalla polizia entrata nella sala riunioni? Come mai, dopo il clamore iniziale, nessuno si è assunto la responsabilità dell’accaduto?
Era proprio necessario, dopo le contusioni subite dai “suoi” studenti, che il Rettore partecipasse alla presentazione in programma, porgendo i saluti dell’università al senatore Pera venuto a spiegare perché dobbiamo dirci cristiani, quando a neanche cento metri la polizia aveva dato il suo personale saluto (non molto cristiano) agli studenti che manifestavano? Non è stato un gesto di suprema indifferenza verso quanto succede nella nostra università e a Pisa, una pilatesca lavata di mani rispetto all’evidente bisogno di una mediazione, di una gestione democratica del dissenso alternativa alla blindatura dei luoghi e alla contusione dei dissenzienti? E come mai nessun esponente del governo d’ateneo ha sentito il bisogno di recarsi di persona sul luogo: forse perché la paura della confronto o il senso di colpa ha inaridito ormai anche la pietas?
Ad ogni modo, questo non è più il tempo della retorica degli “opposti estremismi”, delle schermaglie ideologiche, delle mediazioni di corridoio: è il tempo della chiarezza e dei fatti. Noi che nell’università ci viviamo e ci lavoriamo, noi che la consideriamo un luogo aperto di confronto e dunque anche di politica, adesso vogliamo garanzie. Garanzie dal Senato Accademico che siano ripristinati spazi di vera democrazia e che si arrivi ad una assunzione pubblica di responsabilità per i fatti della Sapienza. Garanzie da tutti coloro che governano il territorio che non si tenti più di ridurre la critica, dentro e fuori le università, a questione di ordine pubblico. E che si torni a considerare l’incolumità delle persone inermi un principio inderogabile di civiltà.
Pisa, 7 marzo 2009
Federico Oliveri, responsabile università Rifondazione Comunista Pisa
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